SUPERARE IL BLOCCO DELLO SCRITTORE

Stiamo tutti molto calmi. Ora arrivano i consigli, quelli utili.

Non saranno consigli come “fatti una corsa” (uhg), “fai i gargarismi con pagine di dizionario sciolte nell’acetone” (meglio della corsa) o altri strambi metodi, perché in fondo tutte queste cose non servono a farti scrivere davvero. Quelli di cui parlerò sono trucchetti che pretendono un po’ di fatica (lo so, lo so, che palle), ma che uso per me e che potrebbero funzionare anche per altri.

Prima di tutto, quello che devi capire è perché scrivi. Apparentemente non c’entra nulla con l’argomento che ho deciso di trattare per non lasciar morire questo angolino di blog, ma è fondamentale, in realtà.
Se si scrive per hobby, come passatempo divertente e spensierato, il mio primo suggerimento è di prendersela comoda. Non hai scadenze, non vuoi farne un mestiere, non hai persone alla tua porta con torce e forconi, quindi perché non ti rilassi, non bevi una camomilla e non ti immergi nella lettura di quel libro in sospeso o in qualche film? L’ispirazione, prima o poi, tornerà. Magari proprio facendo una di queste due cose, stimolando così la tua creatività (che è un modo carino per dire che risveglieranno la tua fangirl interiore spingendoti a sputar fuori 90k di parole su una fanfiction in cinque atti).

Se invece scrivi perché ne hai bisogno (per stare bene e funzionare come un essere umano “normale”) o perché hai delle scadenze o, ancora, perché vuoi provare a farne un mestiere, ecco che devi scrivere a tutti i costi.
Butta la camomilla, spegni Netflix e leggiti ‘sto papiro.

Il primo ostacolo è la potenziale mancanza di idee. Non è un problema che ho (ho il problema opposto, a dirla tutta), ma può affliggere scrittori di ogni tipo.
Non hai idee perché davvero non hai idee, oppure ogni idea che ti viene la reputi una schifezza? In quest’ultimo caso, devi fare un grande lavoro: sdoppiare la tua personalità. Prendi carta e penna e diventa una versione di te superentusiasta, la tua immaginaria fan numero uno, e scrivi tutti i motivi per cui quell’idea può essere vincente.
Esempio: vuoi proprio scrivere la storia di un miliardario che si innamora di un’idiota, ma ti sembra un’idea fatta e rifatta. Qui entra in gioco la tua fan numero uno: non è per forza così, se decidi di trattare il tema sotto la luce orribile degli abusi domestici, concludendo con un finale degno di amore criminale in cui lui la uccide e la tiene nel congelatore! Oppure, ancora, il tuo stile potrebbe dare all’idea una nuova veste a cui nessuno ha ancora pensato, nonostante la storia di base sia stata scritta e riscritta! Oppure, perché no, si tratta comunque di un prodotto che vende ed è proprio quello il tuo obiettivo, quindi perché crucciarsi sulla sua originalità?
Il tuo alter-ego non ha il senso della realtà, ti ama incondizionatamente, le sue considerazioni sfiorano l’assurdo, sicuramente ha una parete inquietante piena di tue foto, ma fra i suoi deliri troverai di certo qualcosa di razionale che potrebbe avere un certo senso.
Un esercizio che all’inizio sembra stupido, ma che fatto (e rifatto e rifatto) porterà a qualche risultato. Oppure ti ricovereranno per la frammentazione del tuo io interiore. In quel caso, scusa.

Se invece latita proprio la materia prima, le idee, consiglio di portare sempre con sé un blocchettino perché spesso, durante il giorno, ci fulminano frasi, situazioni, abbozzi di personaggi che lasciamo scivolare via perché non abbiamo dove segnarli o non siamo abituati a prestarci attenzione. Lo so, mi dirai che siamo nell’era della tecnologia, ma i cellulari si rompono (i miei sopratutto) o i file si perdono fra le tremila immagini di Benedict Cumberbatch che neghi di aver scaricato. L’atto fisico di segnare l’idea è energico, è più incisivo, e ti farà sembrare cazzut* come Hemingway, d’accordo? Fidati. Non buttare via nessun pensiero creativo, ma vomita tutto sulle pagine. Tutto. Lì in mezzo scoverai qualcosa di decente, te lo assicuro.

Diciamo che hai l’idea, che sei convint*, che ti piace, che vuoi scriverne. Ti siedi davanti al computer o davanti alla pagina e niente. Niente.  Blocco totale.
Anche qui il lavoro che devi fare non è da poco: vomitare di nuovo.
Scrivi una frase. Una soltanto. E non cancellarla. Fa schifo, ma schifo davvero. Ma tu non puoi cancellarla.
Non solo, non puoi neanche correggere le parole digitate in modo sbagliato, i verbi coniugati col culo, le virgole in mezzo al cazzo. Niente, deve restare tutto lì. Vomito di parole vero e proprio.
Quando lo hai fatto abbastanza a lungo, diciamo mezza faticosissima pagina come minimo, ripercorri il documento. Ancora una volta, divieto assoluto di cancellare: tutto va segnato fra parentesi dopo la parola o la frase, errori, note, considerazioni; puoi anche appuntare cose come «chi l’ha scritta questa frase, mia cugina di due anni?» e altre denigranti constatazioni, ma non cancelli niente. Quando hai fatto, via a sforzarti con altre frasi oscene, il tutto per un limite quantitativo (di tempo o pagine) da te stabilito, senza esagerare. Un paio di pagine, osservazioni comprese, quando si è bloccati, sono un ottimo risultato! Sono due pagine in più del niente da cui si è partiti.
Un uso prolungato di questo metodo non ha effetti collaterali, a parte comportare un grosso lavoro di editing… se ti sblocca, puoi usarlo ogni volta che vuoi e lasciare la cancellazione e la correzione di base alla prima rilettura totale, con l’animo più sereno perché, dannazione, sei riuscit* almeno a scrivere qualcosa.

Poniamo il caso che a mancarti non sia l’ispirazione, ma la scintilla. Quella passione per lo scrivere, quell’ossessione che ti fa macinare pagine e parole come se non ci fosse un domani. L’idea c’è, ti piace, è condita da personaggi che ti convincono e scrivi, certo, ma è tutto meccanico, niente ti emoziona. Quello che esce, di conseguenza, è di una noia mortale e i lettori se ne accorgeranno di sicuro.
La prima opzione è cambiare idea. Forse non è il momento per questa trama e questi personaggi. Ma ci hai speso anni della tua vita, mi dirai. Eh, appunto. Anche basta. Si cambia aria per un po’ e dal mattone introspettivo di impronta scandinava passi a scrivere una romance. Rinfreschi un po’ il cervello, e dopo un mesetto ritenti con il mattone scandinavo, applicando il metodo di cui sopra (vomito di parole e divieto di cancellarle).
Il consiglio vale anche a breve termine, per chi ha scadenze. Invece di buttarti su un altro romanzo intero, prova con un raccontino, giusto per sfogarti un po’ e risollevare lo spirito. Niente di complesso, niente che dovrai far leggere a qualcuno.
O, anche meglio, fai come faccio io e vai di fanfiction. Non che non abbiano dignità letteraria di per sé, ma possono anche essere un buono strumento di evasione. A me mi riportano subito nello stato creativo che mi fa macinare pagine su pagine!

Ci sono poi dei consigli generali.
Evita di distrarti eccessivamente. Lo so, ci vuole una forza di volontà pazzesca, cosa che a me manca. Per questo quando devo scrivere “per forza” stacco internet. Siamo io e la pagina, nient’altro. Stabilisco all’inizio che sia solo mezz’ora, non di più. Alla fine ho comunque iniziato e spesso sono così presa dal fluire della scrittura che passa anche più tempo. Mezz’ora sembra semplicemente più accettabile data la mia dipendenza dal wifi.
– Un altro metodo è circondarsi da persone che scrivono con cui scambiarsi idee e pareri. È sempre stimolante parlare di personaggi e trama con altri scrittori. Solitamente ci sfidiamo in piccole word wars in cui ci accordiamo, scriviamo per mezz’ora e poi vediamo quante parole abbiamo scritto e chiacchieriamo di cosa abbiamo buttato giù. I round si susseguono e, alla fine, ti ritrovi con capitoli e capitoli finiti magicamente (dove magicamente si legga «con il sudore della fronte»)!
Partecipa a eventi di scrittura come il NaNoWriMo o i CampNano, per avere un mese intensivo in cui ti sforzi di scrivere a qualsiasi costo.
Pianifica e organizza: se hai tutta la trama, sai già cosa andrai a scrivere e difficilmente ti perderai per strada senza sapere cosa mettere sulla pagina bianca. O, ancora, decidi che la sera dedicherai sempre mezz’oretta alla scrittura e fanne una routine, se questo può aiutarti.
– Un consiglio di Red che seguo quando mi viene a noia scrivere è passare ad abbozzare una scena che aspetto con ansia. Almeno avrò scritto qualcosa, anche se poi la cambierò del tutto.
Gioca con tutto ciò che di collaterale può motivarti: fai immagini, disegni se ti piace farlo, bozze di copertina, interviste virtuali ai tuoi personaggi, challenge e tag. Stimolati!

Ora, non so se ho detto tutto o se questi consigli ti saranno utili, ma prova (provarci è la parte peggiore, lo so, ma è un inizio)!
E stringi i denti…

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“I segreti tra di noi” di Angela Longobardi

Mentre sul canale mi limito a consigli di lettura, raccontando perché un romanzo di uno scrittore emergente potrebbe piacere tanto quanto è piaciuto a me, qui vi presento delle recensioni vere e proprie (per quanto possa renderle tali la mia esperienza di lettrice). Mi sembra solo naturale iniziare con “I segreti tra di noi”, romanzo d’esordio di Angela Longobardi, uscito il 14 luglio su  Amazon, sia per kindle che in cartaceo.
Ho avuto, infatti, la fortuna di poter leggere il romanzo in anteprima e voglio decisamente averlo fra le fila delle recensioni del mio nuovo blog.
Questa recensione contiene alcuni piccoli SPOILER (se volete un parere veloce e del tutto privo di spoiler, potete sempre guardare il video sul mio canale).


Trama: In un qualunque paesino in un punto imprecisato dell’Italia, una ragazza scompare senza lasciare tracce. Le persone in paese dicono che sia morta e durante la notte di Halloween cinque ragazzi tentano di contattarla tramite una seduta spiritica. Non si aspettano che risponda, ma invece lo fa, costringendoli ad affrontare le conseguenze del loro gesto e, nel mentre, confessare tutti i segreti tra di loro.


Come evidente dalla presentazione, il romanzo potrebbe essere definito di genere sovrannaturale. In realtà, l’autrice riesce ad annodare alla perfezione le caratteristiche del romanzo di formazione – la crescita, il cambiamento, l’accettazione di sé, l’introduzione nel mondo degli adulti – agli aspetti più misteriosi e spettrali della storia.

I giovani protagonisti sono adolescenti come molti altri, in cui è facile riconoscersi. Come la piccola Irene, che apre la storia con le sue ansie per il primo giorno di liceo, ma che presto dovrà affrontare questioni ben più difficili; Levi e Marco, amici inseparabili che rafforzano la loro unione grazie all’amore “non corrisposto” verso i loro interessi romantici; Guadalupe e la sua lotta interiore che la spinge a fuggire, nascondendosi per mesi dai suoi amici; Rebecca e lo sforzo di accettarsi, fatto in passato, e di provare a farsi accettare dagli altri nel presente. Si tratta di personaggi ben dipinti dalla scrittura immediata e scorrevole dell’autrice, con cui si entra presto in connessione, con cui si soffre e si sorride.

Allo stesso tempo, però, seguirli ci immerge in una storia speciale, che alterna ritmi intensi a scene di confronto più diluite, che intreccia presto i problemi del mondo reale all’idea delle questioni irrisolte che rischiano di restare tali per sempre, che racconta di fantasmi veri e di fantasmi dell’anima, quei segreti che non si riescono a esorcizzare perché troppo grandi e troppo importanti.
Non mancano le scene inquietanti, perfettamente filtrate attraverso le paure di Irene, che con il fantasma evocato dai ragazzi instaurerà da subito un rapporto speciale. Né vengono trascurati gli aspetti più romantici della storia, per niente scontati, tratteggiati con la delicatezza che va riservata ai primi amori, con un accento privilegiato al dialogo e al confronto fra i personaggi, che riescono così a sviscerare i loro segreti e a rendere il lettore parte di uno scambio intimo. Le note romantiche, però, non oscurano una delle tematiche più spesso bistrattate da generi come il romance e il sovrannaturale: quella dell’amicizia. Le relazioni che legano i personaggi sono prima di tutto fatte di affetto sincero, di quell’assoluta accettazione che si prova quando si è adolescenti. Né manca l’importante partecipazione della famiglia alla vita di questi ragazzi (famiglie troppo spesso invisibili fra le pagine dei romanzi diretti ai giovani adulti).

Due dei grandi temi del romanzo – e degli aspetti che lo rendono una piccola gemma nel panorama YA, a mio parere – sono quello della sessualità e del genere. Questi due pilastri non definiscono mai il personaggio, non lo esauriscono, ma vengono affrontati con il giusto approccio e non vengono trascurati dall’autrice. Le tematiche LGBT+ (o LGBTQA+ se preferite) sono intrecciate a doppio filo alla trama, perché fanno parte della crescita e, spesso, dei segreti che i personaggi nascondono gli uni dagli altri. Uno dei momenti esemplificativi di queste tematiche è il coming out di Irene, aiutata dall’intervento del fratello Levi, che avviene davanti ad una famiglia che non capisce da subito, ma che non per questo demonizza fino al punto di rottura. Un approccio realistico, che resta però positivo, verso un’esperienza carica di tensioni e di dubbi, descritta in modo molto efficace.

I colpi di scena non mancano e annientano ogni certezza che il lettore si costruisce attraverso le pagine. Non solo per i “piccoli” segreti dei protagonisti, ma anche per quanto riguarda il grande motivo per cui il fantasma entra in profonda connessione con Irene. L’identità dello spirito, che appare quasi scontata per molte pagine, finisce per essere una delle grandi rivelazioni del romanzo. Quando crolla ogni maschera, i ragazzi scoprono che non sono gli unici ad affrontare dubbi e paure, scoprono che alcune debolezze sono umane, scoprono che la loro lotta personale non è l’unica lotta. E crescono anche grazie a queste scoperte.

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CAMP NANOWRIMO: campeggio virtuale per scrittori

Non sono un’amante dei campeggi immersi nella natura: davanti agli insetti mi paralizzo dalla paura, non mi piace l’idea di essere in balia degli elementi e, in generale, mi siedo sull’erba solo se non esiste nel raggio di chilometri una panchina disponibile. Per non parlare della condivisione degli spazi e, orrore, dei bagni.

Ecco, l’ho detto.
Eppure, ad aprile e a luglio, sono andata in campeggio. Certo, è stato un campeggio virtuale, ma io lo faccio contare nella lista delle mie avventure spericolate, altrimenti si tratterebbe di una lista davvero penosa.
Parlo del Camp NaNoWriMo, un campeggio virtuale per scrittori legato all’evento novembrino del NaNoWriMo, il National Novel Writing Month.
Per farla breve, durante il mese di novembre, chiunque aderisce al NaNoWriMo si pone l’obiettivo di scrivere 50.000 parole, che siano per un romanzo già iniziato o per un progetto nuovo che attendeva solo la giusta occasione (o per una fanfiction, non dimentichiamolo). È un evento che raccoglie partecipanti da tutto il mondo (altro che “national”), fatto di sostegno reciproco, scambi di idee, consigli da parte di scrittori esperti e tante, tante, tante parole da contare. Io sono finita a scrivere 18.000 parole, che per me sono un record, tenendo conto che ho deciso di partecipare all’ultimo e con un progetto decisamente vago e mal strutturato.
Ma, ehi, non è davvero una gara. Se non si conta l’eterna lotta con la scrittura, le parole che non vogliono saperne di uscire e il foglio bianco. Insomma, non ci sono vincitori o vinti, non per davvero, solo persone che riescono a raggiungere le 50.000 parole e quelle… come me.
Nonostante l’obiettivo mancato, però, è stata un’esperienza estremamente positiva, perché mi sono concentrata sulla scrittura più del solito e perché mi ha aiutata a capire quali scelte sono vincenti per il mio metodo e quali decisamente dannose.

I campeggi di aprile e luglio sono, invece, molto più elastici: ognuno si può porre l’obiettivo che desidera – parole, pagine, ore di scrittura – e partecipare con qualsiasi progetto – dalle revisioni, alle poesia, a romanzi veri e propri. La particolarità di questi campeggi virtuali è che si condivide una cabin, che è poi una chat di gruppo, con altri scribacchini nelle nostre stesse condizioni. Si può organizzare una cabin con i propri amici e vecchi compagni di scrittura, oppure si può essere smistati per il genere del nostro scritto o, ancora, del tutto a caso. In queste chat ci si confronta, ci si consiglia, ci si sostiene nella dura lotta che è lo scrivere. Io sono stata molto fortunata, grazie a Red che mi ha introdotta in questo mondo: ad aprile sono finita in una cabin piena fino all’orlo in cui si parlava davvero di tutto; a luglio ci siamo ritirate in tre in una cabin che ho immaginato defilata e tranquilla, da qualche parte fra il bosco e il lago.
Io Red e Hiromi abbiamo sviscerato i nostri progetti, confrontato le nostre idee, proposto argomenti e scambi, chiesto consigli ed esposto dubbi. Siamo state brave – anche se io non ho raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissata (delle 50 ore che avrei voluto passare a scrivere, ne ho effettivamente portate a casa 46) – perché abbiamo continuato a scrivere, ci siamo sforzate di andare avanti e, parlando di scrittura, non è sempre facile farlo.

Sono state tutte belle esperienze, che continuerò a fare senza dubbio, che mi hanno fatto conoscere meglio la mia scrittura e ancora più a fondo persone con cui avevo scambiato poche parole e che ora considero inseparabili compagne di avventura. Tutto questo per consigliare a chiunque di fare un tentativo, a novembre, e iscriversi al NaNoWriMo, per poi seguirmi in un campeggio senza insetti o bagni condivisi, ma con tanta compagnia per scrivere quelle dannate parole che servono ai nostri romanzi.

 

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NELLE PUNTATE PRECEDENTI… oppure no

Mentre sono qui, che cerco di capire come si inaugura un blog che – con una scelta piuttosto narcisista – porta il mio stesso nome, mi rendo conto che non è una partenza, la mia.
Sono, piuttosto, sulla buona strada.
Sarebbe necessario, quindi, un previously, un the road so far, come nelle migliori serie televisive, perché tu sappia chi sono, di cosa parlo, che faccio e perché (già, perché?) ho aperto questo blog.
Non ti interessa? Neanche a me, ecco perché non è quello che farò. Parlerò di te con te, in realtà, quindi un po’ del mio stesso narcisismo potrà tenerti qui fino alla fine.


Se sei ancora qui, ci sono buone probabilità tu scriva. Magari da una vita, magari da ieri, magari stai accarezzando l’idea, pensando di poterlo fare appena ci sarà la storia giusta, il giorno giusto, la giusta luce sulla giusta lettera della tastiera.
Ti dirò quello che in pochi hanno detto a me: FALLO.
Ora. Non domani, non “poi”, non lunedì, né “un giorno”. Per riuscire a scrivere il modo migliore è scrivere. Fallo perché ti appassiona, perché ti fa sentire viv*, perché ti è necessario, perché fa paura, perché non ne puoi più di vivere nei tuoi panni.
Devi crederci, però. Crederci davvero. Mi ci sono voluti anni per smetterla di sminuire il mio desiderio di scrivere, per capire che dovevo essere la prima a prendermi sul serio, e il risultato è che ho raccolto i miei racconti di qualche tempo fa, ho dato loro una bella spolverata, li ho fatti leggere e correggere, e sono diventati un libro. Un oggetto reale (e digitale, per gli amanti del genere) che non è più solo una vaga idea nella mia mente, che esiste e si può sfogliare, possedere, odiare o apprezzare; che ha i suoi difetti, ne sono certa, e che magari guarderò con disprezzo una volta pubblicato altro, ma che avrà sempre il fascino dei primi passi e l’aura magica delle prime volte. Scrivo da quattordici anni, sono su internet a farmi leggere da dieci di meno, e finalmente l’ho fatto: ho chiuso gli occhi, trattenuto il respiro, e mi sono buttata.
E, se l’ho fatto io, puoi farlo anche tu.


Magari sarà difficile (nel mio caso lo è stato), magari impiegherai anni prima di sentirti pront* (com’è successo a me), di sentire che quello che hai prodotto è valido, ma non smettere di crederci o inizia a farlo se non l’hai mai fatto prima.
Per rispondere alla domanda che stai silenziosamente formulando: sì, non tutti saranno dalla tua parte, non tutti ti sosterranno e non tutti avranno la sensibilità di tacere se non hanno idea di cosa significhi scrivere e se non hanno niente di costruttivo da dirti. Il fatto è che non importa. Magari fa un po’ male, a volte, e avere il sostegno di chi si ama o di chi si stima è una grande spinta, ma non è necessario. Non è fondamentale.
L’unico sostegno di cui hai bisogno è il tuo.


E, non bastasse davvero, eccoti il mio: io credo in te. Credo che tu possa scrivere, possa imparare dove credi ti sia necessario e, un giorno vicino o lontano, tu possa stringere fra le mani il risultato dei tuoi sforzi, ottenuto alle tue condizioni. O magari l’hai già fatto e non è andata come pensavi, come volevi andasse; allora provaci di nuovo, persevera, non lasciare che la tua percezione del fallimento fagociti tutto il resto e neutralizzi i tuoi sforzi. Oppure, ancora, è andato tutto bene, hai il tuo libro e i tuoi lettori, e allora puoi annuire bonariamente a tutti quelli che ancora non sono arrivati proprio lì (fra cui io), dando pacche sulla schiena a chi ha qualche dubbio nel leggere i miei incoraggiamenti.


Ci sono persone che non capiscono perché lo faccio, perché mi sento in dovere di spronare tutti a scrivere se vogliono farlo (fino a diventare invadente, temo), perché chiedo di mandarmi stralci di storie e lascio volentieri il mio parere da lettrice, perché leggo altri emergenti e li pubblicizzo come se i loro libri fossero miei. Per me è ovvio: avrei voluto lo dicessero a me nei momenti bui in cui mi sembrava impossibile sentirmi realizzata o felice. Avrei voluto che qualcuno mi ricordasse che potevo farcela, che dovevo solo crederci, che potevo bastarmi per raggiungere i miei obiettivi. Qualcuno c’è stato, eventualmente, e mi ha dato una svegliata, ripescandomi dal torpore (la mia gratitudine non sarà mai abbastanza). Quelle persone mi hanno dato il via e poi ho costruito le mie fondamenta, accettando di voler scrivere e di volerlo fare seriamente, senza mezzi termini, per quanto la vita me lo avrebbe permesso. Sono soddisfatta, sono felice, e se sembra poca cosa ti assicuro che non lo è per chi ha fragilità come le mie (magari lo sai fin troppo bene, invece).


Avrei potuto aprire il blog in mille modi, presentando me stessa, parlando nel dettaglio del mio libro, evitando di essere facilmente additata come un’ingenua buonista (mi capita così spesso che potrei farne il mio slogan), invece eccomi qua a dire che, se sei un artista, un musicista, un lettore, un appassionato di cinema, un alieno, un androide e ami fare qualcosa, devi crederci e farlo.
Queste saranno le premesse del mio blog, questo sarà il modo in cui parlerò di libri, di scrittura, di lettura, di arte, di film e di serie, ma anche delle mie opinioni non richieste e delle mie disavventure. Come se fossimo io e te, da qualche parte, a chiudere il resto del mondo fuori.
Ora, immagina un tè freddo (è pur sempre estate), qualche biscotto, e raccontami in cosa ti butterai con tutt* te stess*…

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