Macerie Umane

 

Tredici racconti brevi sugli esseri umani – o su quello che di loro resta – e sui modi sbagliati in cui si può vivere, amare e perfino morire.

 

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ESTRATTI

Titolo
Le loro foto pendono da chiodi sottili. Ecco il mio monito privato. Loro due sorridono, si abbracciano e sono così istericamente felici in quegli scatti in bianco e nero. Quanto è durata quella felicità? Troppo poco. Poi il destino, il fato, l’ingiustizia della vita. E allora altri due anni sono passati senza felicità vera. Un’altra, più insidiosa, fragile e precaria, le si è sostituita, oscurata dall’ombra della morte.

Squarci I – Di notte
Non credevo fosse vero che amare è riporre il proprio cuore da un’altra parte, fuori da sé. Invece è così che mi sono sentita sin dal primo istante. Svuotata di tutto ciò che ero e, allo stesso tempo, piena di lei.

Il suono del tuo respiro
Lei riesce a leggermi dentro in modo inquietante, come solo il carnefice può fare con la sua vittima. Ha quel suo modo di scrutarmi prima di sputare il suo veleno che è tutto ed è niente: mi guarda come fossi invisibile, passandomi attraverso, disinteressata al sangue che quella penetrazione porta con sé. Alle ferite, al dolore, alla tristezza che ha tutto un altro nome.

Kalopsia
Davide l’ha capito da un po’, però, che Michele è uno stronzo perché deve, perché non conosce altro modo. Uno di quelli tutte apparenze, tutta corazza contro il mondo. Hanno finito per darsele con convinzione solo qualche mese prima, dietro il blocco squadrato che è la scuola. Davide e il suo orgoglio hanno rimediato un naso rotto e più lividi di quanti ne abbia mai avuti. Michele si è sbucciato qualche nocca.

Squarci II – Memoria
Comprendo che alcuni ricordi restano e altri si dissolvono per puro caso, per un capriccio, per un dettaglio.
Capisco, facendo scorrere le dita fra i suoi capelli, che forse non la ricorderò affatto o che potrebbe essere il migliore pezzo di passato di cui disporrò.

La giovane alla finestra
«Perché mai una giovane come te dovrebbe voler conoscere il suo futuro?»
«Chi non lo desidera? Tutti vogliamo sapere della nostra vita. Voglio sapere se me ne andrò da questo buco dimenticato da tutti, se andrò a vivere in città, se riuscirò ad avere un lavoro e una famiglia» dissi convinta.
«Se ognuno sapesse dove andare, cosa fare e come farlo, il mistero del futuro a cosa servirebbe? La sua bellezza dove risiederebbe? Sei troppo giovane per conoscere il tuo futuro.»

Indossare una lacrima
Non c’è alcun tipo di scelta, si tratta solo di accettare la propria natura: io sono nato clown come lui è nato funambolo.
«In realtà esiste un motivo» mormorò, infilando il suo sguardo nel mio, prima di tornare a fissare il cielo. «Quando arrivo dall’altra parte della fune, mi sembra di aver vissuto davvero. Quando sono in equilibrio sul nulla e tutto dipende da me, dalla mia forza di farcela, mi sembra di capire la vita.»
«Siamo tutti funamboli» conclusi io.
«E tutti clown» aggiunse lui.

Squarci III – Piangere
«Non ho mai visto un uomo piangere.»
Spezza così il silenzio, rendendomi ridicolo, rendendomi più grottesco di quanto non sia, con il mascara colato e il rossetto sbavato. Con questa pena dipinta addosso e così dolorosamente facile da leggere, per lui.

Prigioniera della libertà
«Ricordi cosa ti ho insegnato?» attende un istante, prima di proseguire facendo progredire quell’insensato monologo. «Che la morte non è che cambiamento, che la vera morte è quando non si ha più volontà di esistere, non solo di vivere. Quando ci si trascina avanti, vuoti e senza scopo.»

L’ombra oscura di un orrore
«Come ho già detto, se non te la senti non è un problema. Non lo sarà mai.»
Ci sono ricordi che non ci abbandonano. Si attaccano all’anima e finiscono per mettere radici così profonde che estirparli sembra impossibile. Sono le memorie peggiori, quelle tetre, quelle oscure.
«E se non dovesse arrivare il giorno in cui ce la farò?» domando.

Squarci IV – Nulla
Perché questa non è più passione, forse non lo è mai stata. Non è un desiderio effimero, un prurito da grattare con unghia distratta, pensando ad altro.
È una catastrofe che si abbatte su di noi, senza controllo, senza argini.

Tutto in lei, di lei, per lei
«No, l’amore è malato, vero? Striscia, si moltiplica e trasforma ogni cosa riducendola in cenere. Ci si innamora di cose così stupide come una voce, uno sguardo, un’idea» dice.

Fine
Alzati. Ti prego, ti prego. Alzati e vieni qua a sistemare questo grande casino. Giuro, giuro che non accadrà più. Starò attento anche a passarti a fianco, farò così piano che non ti accorgerai di me, non saprai che ci sono. Resterò qui, seduto, come ora. Ora che non riesco a muovermi dalla paura. Quante volte mi hai sentito parlare così? Troppe, lo so, ma se ti alzassi, se tornassi indietro nel tempo, se lo facessi, non riusciresti neanche a riconoscermi. Ti chiederesti chi sono, perché quello non sarà l’uomo che ti ha lasciata lì, a terra.