CAMPNANOWRIMO 2018: l’inizio

Ebbene sì, anche questo aprile mi sono lanciata nell’avventura del CampNaNoWriMo. Ne caso vi stiate chiedendo “di cosa diavolo parli?”, qui c’è un articolo in cui spiego di cosa si tratta.
Quindi oggi andiamo al sodo e sorvoliamo sulle introduzioni: come sta andando il mio personale CampNaNoWriMo?

Non in modo eccellente, ad essere onesti. Sapevo che aprile sarebbe stato un po’ un incubo, per via dell’uscita imminente di “Denti e ossa, carne e sangue”, per via delle commissioni grafiche, per via del tempo che manca sempre quando ci si imbarca in tremila attività come fa la sottoscritta. Però, come sempre, questi eventi di scrittura permettono di scrivere più di quanto si farebbe senza di loro. Aprile l’avrei passato ignorando completamente il mio progetto (progetto con cui sto pensando di fare un passo in territorio sconosciuto, ossia mandarlo a qualche CE una volta finito, per la prima volta nella mia vita), invece mi ci sto dedicando un pochino ogni giorno, avanzando piano ma avanzando comunque.

La realtà è che eventi di questo tipo sono utili per chi, come la sottoscritta, è un underwriter, uno scrittore che sputa fuori poche parole sul foglio e tutte a fatica. Sono ben sotto la soglia di parole prevista per questa prima settimana, quindi, ma sono fiera di aver comunque scritto.
Inoltre non si possono affrontare i vari NaNoWriMo e CampNaNoWriMo senza gruppi in cui confrontarsi, parlarsi, sfidarsi. È il mio caso, per fortuna, visto che sono circondata da altre scrittrici e altri scrittori con cui ho sviluppato delle belle amicizie e con cui continuo a farmi forza!

Questo è quanto per la prima settimana…
Per i curiosi, ecco l’incipit del progetto (che potrebbe non sopravvivere a revisioni ed editing, ma che intanto è lì e volevo condividere con chi passerà da queste parti).

Venne al mondo davvero per colpa di una maglietta rosa che gli andava un po’ stretta, che gli abbracciava le costole e i fianchi come una seconda pelle. Peggio, venne al mondo per un colore, ed Elia pensò che i colori non si possono neanche toccare.
Fu un pensiero fugace, che con il tempo avrebbe trovato ridicolo, ma la paura gli aveva riempito la testa del battito rapido del cuore e non c’era stato spazio per la logica. Erano rimasti solo pensieri goffi e scoordinati, proprio come il suo corpo.
I colori non si possono toccare.
«Toglitela.»
Avrebbe ricordato i loro nomi, come succede sempre quando si condividono le prime volte con qualcuno. Quei tre ragazzi poco più grandi gli strapparono via una verginità mentale che non ci sarebbe stato modo di recuperare: l’idea che indossare una maglietta rosa non significasse nulla se non che quella specifica maglietta, di quello specifico colore, gli fosse piaciuta e l’avesse quindi chiesta in prestito a sua sorella. Niente di più semplice.
Invece era rosa. Era stretta, certo, ma era rosa. E il fatto che non capisse la portata di quel dettaglio come lo vedevano quei ragazzi, era il risultato di un’ingenuità per cui non ci sarebbe stato più spazio, dopo.
«Toglitela.»

NaNoWriMo 2017

Ho già parlato del Camp NaNoWriMo, ma ora è arrivato il momento del real deal, il vero e unico National Novel Writing Month.
Durante il mese di novembre, scrittori di tutto il mondo si incontrano virtualmente per tentare nell’impresa di scrivere 50.000 parole per un loro progetto nel cassetto (un romanzo iniziato o da iniziare, un blog, una ricerca…)
Non è un’impresa semplice e, sebbene la quantità di parole al giorno sembri irrisoria (1.667), la verità è che il tempo è nemico degli scrittori, i personaggi sono nemici degli scrittori, la trama è nemica degli scrittori… scrivere è nemico degli scrittori.
Tutto andrà storto, farà male, e niente avrà senso.
Pessimismo e fatica.

Perché partecipare, quindi? Perché è un esperienza fantastica, nonostante tutto. Si condivide l’amore per la scrittura con altri che possono capirlo, si scambiano opinioni e consigli e, da non sottovalutare, si ha un motivo in più per scrivere e non abbandonare i propri progetti.
Io, come sempre, sono stata abbastanza fortunata da costruire delle solide amicizie in quest’ultimo anno, grazie al NaNoWriMo del 2016 e ai due camp NaNo a cui ho partecipato.
Insieme alle vecchie conoscenze e a qualche nuovo arrivo, quindi, ci siamo fatti forza e ci siamo sfidati a suon di word wars (scontri a tempo limitato in cui ci si impegna a scrivere più parole possibili, confrontando con gli altri partecipanti la quota finale), riuscendo così a far fruttare questo mese ostile.

Anche quest’anno sono partita con le migliori aspettative, come puoi leggere nella mia collaborazione a tema NaNoWriMo con il The Bitchy Book Club. Ma veniamo al succo della questione: ce l’ho fatta?
Ebbene sì, ho scritto poco più di 50 000 parole, ho vinto!

Vorrei poter avere qualche prezioso segreto, qualche saggia verità che possa aiutarti nel caso tu voglia cimentarti l’anno prossimo, ma la verità è che non ho idea di come io ci sia riuscita. Forse, guardando indietro, ho solo qualche dritta a posteriori.
Fai fruttare il tempo libero. È poco e magari sei già stanc* a causa della vita di tutti i giorni, ma provaci, continuando a ripeterti che è solo un mese, è solo un mese, è solo un mese
Cerca di avere come obiettivo di ogni giorno la quota giornaliera totale prevista dal NaNoWriMo, non importa se sei indietro di mille o di cinquemila parole, non importa quanto sia realistico e quanto sia un’assurdità. Fai della linea diagonale del grafico nelle statistiche la tua unica ragione di vita.
– Cerca compagnia, parla con altri partecipanti, motivati con test sui personaggi, raccogli immagini, cerca di tenere vivo l’interesse per un progetto che – per forza di cose – finirai per odiare profondamente.
Prova ad avere un piano, anche blando, che ti indichi una via da seguire, non importa fino a che punto tu sia maniac* della pianificazione per le tue storie. Prova ad aggirare gli ostacoli, a mettere pezze temporanee sui buchi, a costruire castelli di carte che crolleranno in revisione, certo, ma che ti faranno andare avanti.
Tenta, tenta, tenta.

 

 


 

Questo ci porta a un annuncio che sono molto felice di fare…

Nel 2018 uscirà il primo volume di una mia trilogia, Lucrezia. Il labirinto dei tarocchi”!
Non ha ancora una data di nascita precisa, ma ha preso forma e la sua prima stesura sta incontrando la sua fine. Per lei ho anche già qualche beta in mente e una editor fantastica con cui non vedo l’ora di lavorare.
La sentirai nominare spesso, questa Lucrezia, sei avvertit*!

Camp NaNoWriMo: campeggio virtuale per scrittori

Non sono un’amante dei campeggi immersi nella natura: davanti agli insetti mi paralizzo dalla paura, non mi piace l’idea di essere in balia degli elementi e, in generale, mi siedo sull’erba solo se non esiste nel raggio di chilometri una panchina disponibile. Per non parlare della condivisione degli spazi e, orrore, dei bagni.

Ecco, l’ho detto.
Eppure, ad aprile e a luglio, sono andata in campeggio. Certo, è stato un campeggio virtuale, ma io lo faccio contare nella lista delle mie avventure spericolate, altrimenti si tratterebbe di una lista davvero penosa.
Parlo del Camp NaNoWriMo, un campeggio virtuale per scrittori legato all’evento novembrino del NaNoWriMo, il National Novel Writing Month.
Per farla breve, durante il mese di novembre, chiunque aderisce al NaNoWriMo si pone l’obiettivo di scrivere 50.000 parole, che siano per un romanzo già iniziato o per un progetto nuovo che attendeva solo la giusta occasione (o per una fanfiction, non dimentichiamolo). È un evento che raccoglie partecipanti da tutto il mondo (altro che “national”), fatto di sostegno reciproco, scambi di idee, consigli da parte di scrittori esperti e tante, tante, tante parole da contare. Io sono finita a scrivere 18.000 parole, che per me sono un record, tenendo conto che ho deciso di partecipare all’ultimo e con un progetto decisamente vago e mal strutturato.
Ma, ehi, non è davvero una gara. Se non si conta l’eterna lotta con la scrittura, le parole che non vogliono saperne di uscire e il foglio bianco. Insomma, non ci sono vincitori o vinti, non per davvero, solo persone che riescono a raggiungere le 50.000 parole e quelle… come me.
Nonostante l’obiettivo mancato, però, è stata un’esperienza estremamente positiva, perché mi sono concentrata sulla scrittura più del solito e perché mi ha aiutata a capire quali scelte sono vincenti per il mio metodo e quali decisamente dannose.

I campeggi di aprile e luglio sono, invece, molto più elastici: ognuno si può porre l’obiettivo che desidera – parole, pagine, ore di scrittura – e partecipare con qualsiasi progetto – dalle revisioni, alle poesia, a romanzi veri e propri. La particolarità di questi campeggi virtuali è che si condivide una cabin, che è poi una chat di gruppo, con altri scribacchini nelle nostre stesse condizioni. Si può organizzare una cabin con i propri amici e vecchi compagni di scrittura, oppure si può essere smistati per il genere del nostro scritto o, ancora, del tutto a caso. In queste chat ci si confronta, ci si consiglia, ci si sostiene nella dura lotta che è lo scrivere. Io sono stata molto fortunata, grazie a Red che mi ha introdotta in questo mondo: ad aprile sono finita in una cabin piena fino all’orlo in cui si parlava davvero di tutto; a luglio ci siamo ritirate in tre in una cabin che ho immaginato defilata e tranquilla, da qualche parte fra il bosco e il lago.
Io Red e Hiromi abbiamo sviscerato i nostri progetti, confrontato le nostre idee, proposto argomenti e scambi, chiesto consigli ed esposto dubbi. Siamo state brave – anche se io non ho raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissata (delle 50 ore che avrei voluto passare a scrivere, ne ho effettivamente portate a casa 46) – perché abbiamo continuato a scrivere, ci siamo sforzate di andare avanti e, parlando di scrittura, non è sempre facile farlo.

Sono state tutte belle esperienze, che continuerò a fare senza dubbio, che mi hanno fatto conoscere meglio la mia scrittura e ancora più a fondo persone con cui avevo scambiato poche parole e che ora considero inseparabili compagne di avventura. Tutto questo per consigliare a chiunque di fare un tentativo, a novembre, e iscriversi al NaNoWriMo, per poi seguirmi in un campeggio senza insetti o bagni condivisi, ma con tanta compagnia per scrivere quelle dannate parole che servono ai nostri romanzi.