“Darker” e il mestiere dello scrittore

Oggi parlerei di scrittura, sì, ma concentrandomi su una notizia specifica.
Partiamo dal presupposto che puoi leggere quello che vuoi e che, ai miei saggi occhi, esiste un’abissale differenza fra gusti personali e ragionamenti obiettivi dettati da conoscenze, approfondimenti e capacità critica. Non sostengo di avere tutto ciò, ma – con questo in mente – si dovrebbe poter distinguere di seguito fra ciò che provo e ciò che reputo un’analisi più oggettiva, anche se non posso prescindere dall’essere una singola persona che ha, quindi, una certa visione del mondo.
Per farla breve, mi limiterò a chiacchierare, sperando che nessuno si senta offeso o punto sul vivo da quello che ha tutta l’intenzione di essere uno spunto di conversazione.
Ho già parlato troppo e non ho ancora detto niente.

Meglio passare a esempi concreti: ti è piaciuto la saga di “Cinquanta sfumature” di E. L. James? buon per te; è un buon libro? no; apprezzi Gray come personaggio? liberissim*; è un personaggio ben scritto? no; quella fra Anastasia e Christian è per te una relazione ideale? a ognuno il suo; è una relazione scritta in modo consono ai temi che tratta o ben pensata? no.
A prescindere dalle mie opinioni, credo che un minimo di conoscenza sulle tecniche narrative, sulla costruzione delle vicende e dei personaggi, su come si possa e debba strutturare una trama, rendano alcune considerazioni obiettive. Detto questo, il libro può piacere ed è, in effetti, piaciuto molto, tanto da essere un best seller coi controcazzi (letterali e metaforici). Io ho letto libri di una bruttezza oggettiva rara che mi sono piaciuti molto, quindi sono incline al vivi e lascia vivere.

Ma veniamo al punto di quest’articolo: “Darker. Fifty shades as told by Christian Gray”.
Ebbene sì, il 28 novembre uscirà un nuovo libro della James e sarà l’ennesimo libro di questa saga e il secondo dal punto di vista del signor Grigio.

Questa uscita è obiettivamente dettata da motivazioni commerciali.
Non che le motivazioni commerciali abbiano per forza di cose un’accezione negativa, ma hanno poco a che fare con la scrittura. Questo mi pare ovvio. Se il mestiere di uno scrittore è prima di tutto scrivere, allora le vendite non devono essere un suo problema (almeno nell’immediato). Attenzione: le vendite, non la ricezione dell’opera, a cui invece deve dedicare parte dei suoi pensieri anche mentre scrive, nonostante molti siano convinti del contrario. L’arte è espressione, è comunicazione, ed esige un pubblico che ne fruisca (merda, sto rivivendo il trauma dei miei studi di estetica).
Il punto è che da una parte sono convinta che cinquanta sfumature sia ormai un cadavere che la James cerca di tenere in vita per far soldi (e beata lei che ci nuota come Paperon de Paperoni) e la questione urta il mio amore per la scrittura; dall’altra ringrazio che stia concentrando tutte le sue energie su questi personaggi senza scriverne di nuovi, correndo così il rischio che le esca qualcosa di peggiore (al che si dovrebbe ideare un nobel apposito, perché se lo meriterebbe).

Il mio problema in generale è che non gradisco i libri che esplorano il punto di vista di un personaggio che in uscite precedenti non era preso in considerazione, narrando però la stessa storia. Il motivo è semplice: la trovo una scelta di scrittura pigra, un modo per rinnegare una decisione – quella del punto di vista – che invece andava ponderata con attenzione. L’unica eccezione, a mio parere, è quando una serie di libri è pensata in partenza come espressione di più punti di vista, perché questo di solito motiva determinate scelte contenutistiche, ma sto già divagando perché non è il caso della saga di cui stiamo parlando, ovviamente.
Non esiste una regola che vieti di pubblicare un libro con la stessa storia e un altro punto di vista, nonostante le mie personalissime preferenze, per farla breve, quindi mi stringo nelle spalle e vado avanti.
Il punto successivo è: ce n’era bisogno? E non parlo a livello sociale o editoriale, intendo proprio dal punto di vista creativo. La storia lascia spazio per esplorare i pensieri di Gray, le sue azioni quando non è con la protagonista e voce narrante?
No.
Ecco, questo proprio no.

Il passato di Gray è raccontato nella trilogia originale (potete spararmi per aver usato una terminologia che può essere associata solo a Star Wars, sì) e tutto quello che fa viene reso noto attraverso Anastasia, con cui passa praticamente tutto il suo tempo durante la storia. Se la James fosse una scrittrice navigata, potrei sottolineare come Ana possa risultare un narratore inaffidabile e come questo renda se non necessario almeno interessante il punto di vista di Gray. Ma non è il caso di Anastasia, perché stiamo parlando della James che – cerco di essere delicata, qui – è un filino inesperta in materia di scrittura.

D’accordo, d’accordo, facciamo finta che niente di tutto questo abbia un peso nella decisione di narrare una storia da un altro punto di vista. “Darker”, quantomeno, permetterà di conoscere meglio il personaggio di Gray e soddisferà la sete di sapere delle fan, stuzzicata solo in superficie da “Gray” (almeno, secondo quanto dichiara la James).
Agghiacciante.

Perchè allora non mi scrivi un libro sulla relazione fra Gray e la sua mistress passata, non su una storia che già conosco e di cui so tutto perché questi personaggi vocalizzano praticamente ogni pensiero?
Il problema è che non puoi farlo, perché è la storia fra Ana e Gray che le lettrici e i lettori amano. Rischieresti l’ammutinamento e, di conseguenza, un calo nelle vendite (vendite a cui non penseresti se non fosse tutta un’operazione commerciale).
Secondo, perché Gray è costruito in modo superficiale e non ha abbastanza da dire da poter riempire ben due libri. Tanto che per questo libro la James ha “scoperto” parti del suo stesso personaggio.

“In Grey we got the first glimpse of what makes Christian tick, but in Darker we go deeper, into his most painful memories and the encounters that made him the damaged, demanding man Ana falls in love with. Writing this novel has been a journey of discovery, and I hope readers will find what I’ve learned as compelling as I did.”

Parole sue.
Ora, scoprire qualcosa su un personaggio che si sta ideando è bellissimo. Passi anche fare scoperte mentre si sta scrivendo il primo libro, anche se sappiamo tutti che è una scocciatura poi ricontrollare che tutto abbia senso, che le sue motivazioni filino, che sia solido e tridimensionale in ogni caso. Ma scoprire aspetti che lo caratterizzano dopo che sono stati scritti già quattro libri che lo riguardano è da mani nei capelli. Quindi all’inizio Gray è tutto scritto improvvisando?
Ah, sì, giusto. Errore mio.

Io non ho ancora (e forse non lo farò mai) parlato di “Cinquanta Sfumature”; non ho ancora (e forse mai lo farò) girato un video sulla balzana idea di ripensare l’opera basandomi sui suoi più evidenti difetti oggettivi; né mi sono espressa su “Gray”, perché mi sembra sempre troppo facile parlare di prodotti che vendono tanto e che chiamano la critica facile; e mi sono perfino trattenuta dal sottolineare troppo il più evidente problema del libro (la romanticizzazione di un rapporto abusivo senza la consapevolezza da parte della scrittrice di cosa stesse facendo)… ma su “Darker” questi pensieri – chiamiamoli pure “perplessità” – li ho voluti esternare.

Tu cosa ne pensi?