NELLE PUNTATE PRECEDENTI… oppure no

Mentre sono qui, che cerco di capire come si inaugura un blog che – con una scelta piuttosto narcisista – porta il mio stesso nome, mi rendo conto che non è una partenza, la mia.
Sono, piuttosto, sulla buona strada.
Sarebbe necessario, quindi, un previously, un the road so far, come nelle migliori serie televisive, perché tu sappia chi sono, di cosa parlo, che faccio e perché (già, perché?) ho aperto questo blog.
Non ti interessa? Neanche a me, ecco perché non è quello che farò. Parlerò di te con te, in realtà, quindi un po’ del mio stesso narcisismo potrà tenerti qui fino alla fine.


Se sei ancora qui, ci sono buone probabilità tu scriva. Magari da una vita, magari da ieri, magari stai accarezzando l’idea, pensando di poterlo fare appena ci sarà la storia giusta, il giorno giusto, la giusta luce sulla giusta lettera della tastiera.
Ti dirò quello che in pochi hanno detto a me: FALLO.
Ora. Non domani, non “poi”, non lunedì, né “un giorno”. Per riuscire a scrivere il modo migliore è scrivere. Fallo perché ti appassiona, perché ti fa sentire viv*, perché ti è necessario, perché fa paura, perché non ne puoi più di vivere nei tuoi panni.
Devi crederci, però. Crederci davvero. Mi ci sono voluti anni per smetterla di sminuire il mio desiderio di scrivere, per capire che dovevo essere la prima a prendermi sul serio, e il risultato è che ho raccolto i miei racconti di qualche tempo fa, ho dato loro una bella spolverata, li ho fatti leggere e correggere, e sono diventati un libro. Un oggetto reale (e digitale, per gli amanti del genere) che non è più solo una vaga idea nella mia mente, che esiste e si può sfogliare, possedere, odiare o apprezzare; che ha i suoi difetti, ne sono certa, e che magari guarderò con disprezzo una volta pubblicato altro, ma che avrà sempre il fascino dei primi passi e l’aura magica delle prime volte. Scrivo da quattordici anni, sono su internet a farmi leggere da dieci di meno, e finalmente l’ho fatto: ho chiuso gli occhi, trattenuto il respiro, e mi sono buttata.
E, se l’ho fatto io, puoi farlo anche tu.


Magari sarà difficile (nel mio caso lo è stato), magari impiegherai anni prima di sentirti pront* (com’è successo a me), di sentire che quello che hai prodotto è valido, ma non smettere di crederci o inizia a farlo se non l’hai mai fatto prima.
Per rispondere alla domanda che stai silenziosamente formulando: sì, non tutti saranno dalla tua parte, non tutti ti sosterranno e non tutti avranno la sensibilità di tacere se non hanno idea di cosa significhi scrivere e se non hanno niente di costruttivo da dirti. Il fatto è che non importa. Magari fa un po’ male, a volte, e avere il sostegno di chi si ama o di chi si stima è una grande spinta, ma non è necessario. Non è fondamentale.
L’unico sostegno di cui hai bisogno è il tuo.


E, non bastasse davvero, eccoti il mio: io credo in te. Credo che tu possa scrivere, possa imparare dove credi ti sia necessario e, un giorno vicino o lontano, tu possa stringere fra le mani il risultato dei tuoi sforzi, ottenuto alle tue condizioni. O magari l’hai già fatto e non è andata come pensavi, come volevi andasse; allora provaci di nuovo, persevera, non lasciare che la tua percezione del fallimento fagociti tutto il resto e neutralizzi i tuoi sforzi. Oppure, ancora, è andato tutto bene, hai il tuo libro e i tuoi lettori, e allora puoi annuire bonariamente a tutti quelli che ancora non sono arrivati proprio lì (fra cui io), dando pacche sulla schiena a chi ha qualche dubbio nel leggere i miei incoraggiamenti.


Ci sono persone che non capiscono perché lo faccio, perché mi sento in dovere di spronare tutti a scrivere se vogliono farlo (fino a diventare invadente, temo), perché chiedo di mandarmi stralci di storie e lascio volentieri il mio parere da lettrice, perché leggo altri emergenti e li pubblicizzo come se i loro libri fossero miei. Per me è ovvio: avrei voluto lo dicessero a me nei momenti bui in cui mi sembrava impossibile sentirmi realizzata o felice. Avrei voluto che qualcuno mi ricordasse che potevo farcela, che dovevo solo crederci, che potevo bastarmi per raggiungere i miei obiettivi. Qualcuno c’è stato, eventualmente, e mi ha dato una svegliata, ripescandomi dal torpore (la mia gratitudine non sarà mai abbastanza). Quelle persone mi hanno dato il via e poi ho costruito le mie fondamenta, accettando di voler scrivere e di volerlo fare seriamente, senza mezzi termini, per quanto la vita me lo avrebbe permesso. Sono soddisfatta, sono felice, e se sembra poca cosa ti assicuro che non lo è per chi ha fragilità come le mie (magari lo sai fin troppo bene, invece).


Avrei potuto aprire il blog in mille modi, presentando me stessa, parlando nel dettaglio del mio libro, evitando di essere facilmente additata come un’ingenua buonista (mi capita così spesso che potrei farne il mio slogan), invece eccomi qua a dire che, se sei un artista, un musicista, un lettore, un appassionato di cinema, un alieno, un androide e ami fare qualcosa, devi crederci e farlo.
Queste saranno le premesse del mio blog, questo sarà il modo in cui parlerò di libri, di scrittura, di lettura, di arte, di film e di serie, ma anche delle mie opinioni non richieste e delle mie disavventure. Come se fossimo io e te, da qualche parte, a chiudere il resto del mondo fuori.
Ora, immagina un tè freddo (è pur sempre estate), qualche biscotto, e raccontami in cosa ti butterai con tutt* te stess*…

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